ecco cosa accadrà nei prossimi mesi, mai visto prima – Libero Quotidiano


Michele Zaccardi

Dopo un mese di attesa, ieri è arrivato l’annuncio ufficiale: il Consiglio Ue ha approvato il sesto pacchetto di sanzioni in cui è contenuto l’embargo petrolifero (differito).. Tra le novità introdotte c’è l’esclusione dal sistema di pagamento Swift di altre tre banche russe, tra cui Sberbank, la più grande banca del Paese. Vengono quindi sospese le trasmissioni di tre emittenti accusate di propaganda ed è previsto il divieto di ingresso in Europa, oltre al congelamento dei beni per le nuove personalità vicine al Cremlino. Ma è sicuramente il divieto del petrolio la misura più dolorosa per Mosca. Nel 2021, infatti, i paesi europei hanno importato dalla Russia greggio per un valore di 48 miliardi di dollari e prodotti raffinati per un valore di 23 miliardi di dollari. Il blocco degli acquisti, però, non sarà immediato. Infatti, per raggiungere il 90% delle importazioni russe, dovremo attendere la fine dell’anno. L’embargo entrerà in vigore tra sei mesi per il greggio trasportato via nave e tra otto mesi per i prodotti raffinati. Con un’importante eccezione che vale un terzo delle esportazioni russe: il gasdotto Druzhba che rifornisce Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca. Poiché questi paesi non hanno accesso al mare, la Commissione Ue darà loro più tempo, anche se non si sa ancora quanto tempo per liberarsi da Mosca.

GRADUALITÀ
A seguito del rifiuto di Polonia e Germania di utilizzare il petrolio consegnato attraverso Druzhba (il ramo settentrionale dell’oleodotto fornisce entrambi), si prevede che il 90% del greggio russo totale sarà messo da parte entro la fine dell’anno. Insomma, i tempi sono piuttosto allungati. Ma la scelta di procedere gradualmente, spiegano da Bruxelles, è stata fatta per “garantire l’eliminazione del petrolio russo in maniera ordinata” e “per ridurre al minimo l’impatto sui prezzi“. Una gradualità che, però, è un’arma a doppio taglio: se è vero che da un lato questo rende più facile per i Paesi europei trovare fornitori alternativi, è altrettanto vero che alla Russia viene dato il tempo di riorganizzarsi e trovare nuovi clienti. Il che peraltro sta già avvenendo. Secondo la società di ricerca Kpler, a maggio le esportazioni russe di petrolio e prodotti della raffinazione hanno raggiunto il picco da ottobre 2019, a 5,09 milioni di barili al giorno. Quanto ai prezzi, le rassicurazioni di Bruxelles si scontrano con quanto sta accadendo Ieri il Brent è salito dell’1,77%, toccando i 119,69 dollari al barile, mentre il WTI americano ha raggiunto i 118,9 dollari (+1,74%), ma l’ottimismo dell’Ue, trapelato dalle parole di un funzionario secondo cui “i prezzi sono scesi nell’ultima settimana”, si basa sulla scommessa “cosa accadrà con l’OPEC”.

NUOVI RECORD
Il cartello dei paesi produttori esteso alla Russia, infatti, giovedì ha approvato un aumento dell’estrazione di petrolio di 648.000 barili al giorno a luglio e agosto, il 50% in più rispetto ai 432.000 barili in più precedentemente previsti. Un aumento che, però, corrisponde solo allo 0,4% della domanda mondiale nei due mesi estivi. E con la Russia che fatica a mantenere il ritmo produttivo che si è prefissata, anche a causa delle sanzioni che bloccano le importazioni di componenti necessari all’industria petrolifera, sembra improbabile che i prezzi scendano nei prossimi mesi. Questo mentre in Italia ci troviamo a fare i conti con la benzina che, se non fosse per il taglio di accise e IVA (circa 30,5 centesimi al litro), sarebbe sui livelli di metà marzo (2.184 euro), ad un passo dalla cronaca storica del 1976 (500 lire pari a 2,31 euro).

Infatti il ​​prezzo medio nazionale in modalità self-service sale a 1.952 euro al litro, dai 1.914 euro del 31 maggio, mentre per il servizio raggiunge i 2.080 euro, contro i 2.049 euro registrati alla fine del mese scorso. Il governo, di fronte all’impennata, si sta già preparando l’estensione del provvedimento per modificare i prezzi alla pompa. Secondo il Codacons, questi aumenti si traducono in una spesa aggiuntiva per famiglia di 460 euro. Insomma, qualunque cosa si dica a Bruxelles, la guerra e la conseguente rappresaglia economica hanno un costo che si ripercuote sugli italiani (e sugli europei). Anche perché l’olio, attraverso il filtro dei costi di trasporto, incide su tutto. Per l’Istat, infatti, i beni energetici non regolamentati, che includono anche i combustibili, hanno contribuito per il 2% all’inflazione del 6,9% registrata a maggio.

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