Gli unicorni di Trento, 14 milioni che fanno il ponte e Btp al 3,41%. Andrà tutto bene?

Una delle poche certezze su cui si poteva contare fino ad oggi è stata l’ottimismo ad oltranza di Elon Musk. Spesso al limite del parossismo. Ebbene, quando il boss di Tesla annuncia anche 10.000 licenziamenti, il blocco delle nuove assunzioni e si lascia sfuggire un Ho una brutta sensazione per l’economiaforse ci sono alcune domande da porre.

Al Festival dell’Economia di Trento, invece, volano alti. Molto alto. E cavalcano gli unicorni. Perché dedicare tempo ed energie, in un momento come quello attuale, al rischio insito nelle criptovalute, equivale a chiedersi se i calzini sono dello stesso colore della cravatta, mentre si sta evacuando frettolosamente da un edificio in fiamme che rischia di crollare . Certo, Il ministro Giorgetti ha cercato di riportare il dibattito sulla terra, mettendolo sul concreto e invitando tutti a puntare sul taglio del cuneo fiscale come una vera priorità. Sacrosanto. C’è un problema, però: con quali soldi viene finanziata, se l’UE ha già bloccato oggi ogni ulteriore deviazione o deficit? Lo tagli? E se il dibattito del giorno riguardasse l’assalto alle rendite e ai beni per aumentare i salari devastati dall’inflazione? Lo stesso, tra l’altro, che il 90% degli esperti presenti a Trento considerava transitorio e assolutamente innocuo. In alcuni casi, anche vantaggioso per i rapporti di debito pubblico.

Insomma, il nostro piccolo Davos non tradisce le aspettative. Supercazzole come se stesse piovendo. D’altra parte, 14 milioni di italiani sembrano aver percepito l’aria attuale meglio di economisti e politici e, consapevoli di una tempesta in arrivo, hanno deciso di godersi l’ennesimo ponte. Stamattina Milano sembrava avvolta in una coltre di inattività augustea. Sui mezzi pubblici quasi solo turisti stranieri. Anche i corrieri Amazon sembravano rilassati, il traffico era così regolare. Sicuramente i destini del Paese non sono dipesi dal 3 giugno di febbrile attività produttiva, badate bene. Ma resta il fatto che, al netto dei 200 euro che il governo ha stanziato e che devono ancora concretizzarsi, ogni giorno c’è un coro che si lamenta dell’alto costo della vita. Sacrosanto. Ma questo dovrebbe poi essere seguito dal comportamento online. Certo, il turismo ha bisogno di consumi. Ma non siamo gli USA, dove il PIL dipende per il 70% da quella voce e lo schema Ponzi su cui si basa la nazione è il debito strutturale e a vita.

Insomma, questo ponte del 2 giugno ha il sapore di ultimo evviva. L’ultima notte di follia, prima del ritorno alla realtà. Perché se è vero – come è vero – che bollette, affitti, mutui e spese obbligatorie stanno devastando i salari e comprimendo il potere d’acquisto a livelli allarmanti, o: o quest’estate il settore dell’ospitalità dovrà fare affidamento solo sul turismo straniero o stiamo per assistere a un pellegrinaggio di massa in stile meccano presso società finanziarie per ottenere prestiti per pagare le vacanze. I numeri non mentono, almeno le persone sì. Se i salari sono gli stessi ei prezzi crescono, tutto è impossibile da ottenere. E supponendo che luce e gas siano oneri prioritari rispetto alla pizza o al weekend e che la spesa al supermercato si possa razionalizzare ma fino a un certo punto, qualcosa deve dare. Qualcuno o qualcosa deve rinunciare. E arrenditi.

Anche perché mentre a Trento correvamo sugli unicorni e lungo lo stivale cercavamo di dimenticare rate e RID per un paio di giorni, i mercati hanno continuato a vendere il nostro debito. Con il benchmark BTP che chiude la giornata al 3,41% di rendimento, in forte aumento rispetto al giorno precedente. Tutto questo, va sottolineato, non solo con la BCE ancora parzialmente operativa tramite l’APP ma soprattutto con banche e assicurazioni impegnate in un ritorno patriottico e riluttante destino ciclo continuo per schermare lo schermo. Non ha senso ingannare te stesso, però. Manca poco all’insostenibilità del nostro debito. Quasi tutto il 3,5% ritiene che il Rubicone non sia da attraversare. E per quanto possano rassicurare economisti e politici, la realtà è quella della percezione del mercato: una volta raggiunto tale livello, il sell-off è assicurato. Automatico. E autoalimentarsi.

Perché i valori VaR vanno rispettati quando entriamo in fasi di precarietà e instabilità come quella attualepraticamente a unico. Tale, infatti, ha persino spinto Elon Musk a trasformarsi in Mr. Doom. Nelle prossime due settimane sia la BCE che la Fed si incontreranno e dovranno offrire risposte all’inflazione ormai chiaramente fuori controllo. E con un quadro di guerra che, a quanto pare, dà un po’ troppo per scontato. La reazione di solenne indifferenza delle valutazioni petrolifere alla notizia dell’aumento della produzione OPEC di luglio e agosto parla chiaro rispetto a un quadro d’insieme che mostra ora le caratteristiche diterritorio non mappato.

Certo, a Trento è stata avanzata la proposta di un’uscita di massa delle banche europee dalla Russia come una brillante intuizione per piegare il Cremlino ma la stessa fonte Eba che si è resa protagonista del botadenel suo cuore probabilmente tutte le sere – prima di addormentarsi – pregate che il Livello 3 delle istituzioni del Vecchio Continente non rompa la prossima impresa della Fed. Voglio dire, andrà tutto bene? No. E poco prima che la nostra performance decennale metta fine a tutti i singhiozzi del governo e apra le porte all’unica via d’uscita praticabile. Il ricorso al MES riformato, sovraccarico di condizionalità e garanzie. Perché chi pensava che sarebbe bastato superare il DL Concorso a tempo di record, probabilmente oggi era al mare o a Trento. E non davanti a un terminale commerciale a guardare le montagne russe del nostro BTP. E con il Patto di stabilità sospeso per un altro anno, questa volta anche l’alibi dell’austerità tedesca rischia di non attecchire.

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