«La rottura con la Salernitana? Un malinteso, ma mi merito la Champions»- Corriere.it

da Mirko Graziano

Il direttore sportivo che ha conquistato la salvezza a Salerno spiega perché poi ha rotto bruscamente con il presidente Iervolino: Sugli agenti sono d’accordo con lui, per non pagare Raiola alla Roma ho perso un giovanissimo Pogba…

Walter Sabatini, di cosa sei più orgoglioso della tua avventura a Salerno?
Avendo segnalato gioia e dignità a un’intera città. Questa esperienza ha sublimato la mia vita sportiva e professionale.

Quale eredità tecnica lasci a Salerno?

Lascio un monolito. Merito dell’allenatore e degli stessi giocatori. Oggi c’è un gruppo pronto a battersi contro chiunque: certo va integrato, migliorato, corretto. Spero non si disintegri.

Ti incolpi per qualcosa la fine traumatica di questa avventura?

tutto figlio di un malinteso. In caso di Coulibaly, essendo salito agli onori della cronaca, lo rifarei cento volte. Ho solo provato a difendere il patrimonio della Salernitana, messo a repentaglio da una clausola secondo la quale il ragazzo poteva liberarsi per 20mila euro in B e 1,7 milioni in A: accordo che ovviamente non avevo fatto. Il presidente – perfettamente consapevole di tutto, come l’ad del Milan – mi ha dato mandato di risolvere la questione perché non voleva assolutamente perdere il giocatore, e mi sono limitato a trasferirgli le richieste degli agenti. Stava a lui decidere se accettarli o perdere Coulibaly. In passato, in tema di commissioni ho combattuto in linea di principio battaglie nobilissime ma alla fine anche dannose.

Cio?
Ho litigato terribilmente con agenti che stavano esagerando. Ma, per esempio, mi biasimo ancora quando ai tempi della Roma ho litigato sanguinosamente con il povero Raiola, perché è venuto a chiedermi una commissione di 4 milioni su un giovanissimo Pogba. Ci siamo insultati a vicenda, ma oggi mi pento molto e sono convinto di aver fatto una stronzata colossale, perché quella era un’operazione eticamente di confine, ma alla fine avrei portato a Roma un enorme valore tecnico e patrimoniale. Non ho avuto il coraggio di farlo. Queste sono le cose del calcio: c’è una questione generale su cui siamo tutti, o quasi, d’accordo; poi ci sono le situazioni particolari, contingenti, in cui bisogna pensarci un attimo e valutare la bontà dell’occasione. Il calcio si fa spesso affrontando determinati problemi.

Sono davvero addolorato per quanto accaduto a Salerno.
una triste fine di un’avventura che ci ha fatto esplodere di gioia. Una tela di Caravaggio è stata imbrattata, ma non certo qualche macchia di fango sulla tela che può sminuire un’opera d’arte.

Da dove iniziamo adesso?
Guardo avanti, guardo in alto. Mi merito certe tappe, la Champions per intenderci.

Sono già arrivate delle chiamate?
Ci sono alcuni segnali e so che succederà qualcosa.

Qual è la tua idea della crisi nella nostra nazionale?
soprattutto un discorso strutturale. In Italia abbiamo troppa paura di perdere le partite, quindi il seggio, la panchina, ecc. Senza timore di perdere le partite, possono giocare i giocatori del 2001, 2002, 2003, che matureranno subito per il club e per la nazionale . Se non superiamo questa barriera culturale, il nostro calcio sarà sempre più povero.

Quale ricetta suggerisci ai vertici federali?
Sono i dirigenti di club che devono avere meno paura. Ma ci vuole totale serenità ai vertici delle aziende per stimolare un certo coraggio. Ad ogni sconfitta tutti vengono interrogati, quindi anche umano è evitare il rischio di perdere il lavoro per “sponsorizzare” un ragazzo: prendo un ’89, lo metto al posto del 2003 e sono più rilassato….

Ma abbiamo talenti credibili oggi?
Certamente! Penso a Scamacca e Frattesi, i “miei” ragazzi, del resto. E c’è anche Zaniolo. Tutte persone che in Premier League – il campionato leader per molti, non per me – giocherebbero da titolare ovunque. Poi Zaniolo è un animale, uno che ha le potenzialità per ribaltare da solo il gioco.

Tonali?

Ma ha già vinto un titolo da protagonista a Milano. Sto parlando di quelli sulla rampa di lancio.

Qual è il miglior modello in Italia a livello di club?
L’Atalanta, che molti vogliono scimmiottare. Ma sono venuti a Bergamo per 10 anni di studio, lavoro e protocolli particolari. A un certo punto hanno fatto giocare Scalvini, una partita del 2003. Ebbene, Scalvini è il futuro tra i difensori italiani. Ci vuole coraggio, pazienza. Mi piace anche il lavoro del Sassuolo.

Quindi, non hai paura dell’estinzione del nostro calcio a certi livelli …
Ma non scherziamo. Basta vincere la pigrizia e andare anche nei campi dimenticati da Dio a pescare talenti. Provate a far rimbalzare una palla in piazza, vedrete bambini selvaggi che si divertono. E, con gioia, provano il doppio passo o il palleggio.

Già, ma dove sono gli educatori? Veri insegnanti per bambini? Vediamo troppi allenatori che a discapito del giovanissimo scimmione Sacchi e Guardiola…
una verità dolorosa. Ma colpa delle aziende. Se prendo un istruttore a fare tattiche con i bambini, lo prendo, lo porto fuori dal campo e lo licenzio. I bambini devono esprimersi liberamente fino a una certa età.

Ti senti come se appartenessi a una razza di leader in via di estinzione?
Non lo so, sicuramente amo il calcio, il gesto tecnico, amo i miei giocatori, amo trovare talenti e costruire squadre coraggiose e brillanti. Mi piace ogni aspetto del calcio, non conosco altri modi per fare questo lavoro.

Puoi dirmi qualche parola sul tuo protetto Massara?
Ragazzo fenomenale, colto, sensibile, educato. uno spietato, in un certo senso, perché non ha difetti. Sa cosa dire, parla lingue, conosce i giocatori e sa dove cercarli. Esatto, un uomo spietato.

5 giugno 2022 (modifica 5 giugno 2022 | 07:00)

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