Le borse di oggi, 1 giugno 2022. I listini chiudono debole. Dimon spaventa i mercati: “Tenete forte”

MILANO – Le borse occidentali si indeboliscono verso la fine della sessione, con le negoziazioni che perdono quota a Wall Street: alla chiusura del mercato UE il Dow Jones ha perso l’1%, l’S&P 500 ha perso l’1,25% e il Nasdaq l’1,3% dopo le parole del CEO di JP Morgan, Jamie Dimon, secondo cui l’economia si avvia verso “un uragano”, lanciando un avvertimento: “Tenete forte”. Influisce anche il dato sulle offerte di lavoro, scese a 11,4 milioni. Il tema diinflazione poi continua ad occupare la scena. I rendimenti dei Treasury hanno ripreso a salire in area del 2,9% con la scommessa su mosse più aggressive delle banche centrali nel tentativo di contrastare i prezzi: è probabile che qualche ulteriore indicazione arriverà dal libro Beige della Federal Reserve, che fa il punto sull’andamento della prima economia al mondo. Debole, quindi, le Borse Ue alla fine: Parigi perde lo 0,77% a 6.418 punti, Londra l’1,01% a 7.530 punti, Francoforte lo 0,34% a 14.339 punti e Madrid l’1,14% a 8.750 punti.

Gli investitori americani digeriscono l’incontro di ieri tra il presidente degli Stati Uniti Joe Biden e quella della Fed Girolamo Powell. Biden ha assicurato che fornirà alla Federal Reserve tutto lo spazio e l’indipendenza di cui ha bisogno per combattere l’inflazione elevata. L’incontro si è svolto in vista delle prossime mosse della Fed, che dovrebbe aumentare in modo aggressivo i tassi di mezzo punto percentuale a giugno e luglio. Inflazione al centro dei pensieri anche per il segretario al Tesoro Usa, Janet Yellen, che ha ammesso di non essere in grado di prevedere per quanto tempo l’inflazione avrebbe continuato a tormentare i consumatori statunitensi. “Penso di aver sbagliato allora sulla strada che avrebbe preso l’inflazione”, ha detto Yellen in un’intervista a Wolf Blitzer sul Cnn rispondendo a una domanda sulle sue affermazioni di un anno fa secondo cui l’inflazione rappresentava solo un “piccolo rischio”. Le parole sono arrivate alla vigilia della decisione del Banca Centrale del Canada aumentare i tassi dallo 0,50% all’1,5%: una mossa, la seconda consecutiva, attesa dai mercati. Meno attese sono state le parole “da falco” con cui l’istituzione di Ottawa si è detta pronta ad agire anche con “più forza se necessario” per riportare l’inflazione verso l’obiettivo del 2%.

Nel Vecchio Continente si registrano gli andamenti degli indici PMI dei direttori acquisti. Nell’Eurozona, l’indicatore del settore manifatturiero è sceso al minimo da 18 mesi a 54,6 da 55,5 di aprile, superando la stima preliminare di 54,4. “I produttori dell’area continuano a lottare contro i venti contrari della carenza di offerta, delle elevate pressioni inflazionistiche e dell’indebolimento della domanda in un contesto di crescente incertezza sulle prospettive economiche. I consumatori aumentano la spesa per turismo e attività ricreative”, Chris Williamson, capo economista di S&P Global market intelligence ha detto commentando i dati. In Italia il PMI manifatturiero è sceso a 51,9 punti, il primo calo in due anni.

I titoli asiatici sono contrastati dopo che i dati hanno registrato un rallentamento dell’attività manifatturiera in Asia a maggio. Sebbene le restrizioni Covid siano state revocate in alcune città cinesi, l’impatto dei blocchi continua a pesare sulla fiducia e sulla domanda. Tokio ha guadagnato lo 0,65%, sostenuto dal settore automobilistico, mentre Shanghai ha venduto lo 0,13% e Hong Kong 0,51% nonostante nel polo industriale più importante della Cina, dopo due mesi di drastici lockdown, le autorità abbiano avviato una graduale riapertura delle attività e dei trasporti. Da segnalare oggi il nuovo calo del manifatturiero cinese di maggio, con l’indicatore IHS Markit-Caixin PMI – indice costruito sull’attività dei direttori acquisti – che si è attestato a 48,1 punti di maggio, dai 46 di aprile: ancora in contrazione (sotto i 50 punti), ma moderata.

Tra le materie prime, il prezzo del Petrolio è volatile in seguito la comprensione europea per mettere un freno a quello russo e in vista dell’incontro OPEC+ di domani: il cartello ha sul tavolo come di consueto i ritmi di aumento della produzione. C’è anche la graduale revoca delle restrizioni anti-Covid in Cina per mantenere il posto sul fronte energetico. Nel pomeriggio il barile del WTI riprende con maggiore determinazione la strada al rialzo dopo l’apertura del mercato americano. Il WTI è salito del 2,65% a 117,32 dollari al barile, mentre il Brent è salito del 2,21% a 118,15 dollari. Intanto fonti dell’Opec hanno smentito che la riunione tecnica, che precede la riunione ministeriale prevista per domani, abbia discusso della possibile esclusione della Russia dall’accordo. La notizia era stata riportata ieri da allora giornale di Wall Street. Il prezzo del gas naturale in Europa è aumentato dopo che ieri è stato fatto un primo passo da parte del Consiglio europeo per fissare un tetto massimo sui prezzi. Sulla piattaforma olandese Ttf, il contratto di luglio scende dell’11% a 83,6 euro al megawattora.

Lo differenza tra BTP decennali e controparti Bund tedeschi si mantiene sotto 200, a 199,3. Il rendimento del decennale italiano si attesta al 3,125%. Tra le valute, invece, l’euro resta leggermente in ribasso rispetto al dollaro ma sopra 1,07. Il nuovo record di inflazione registrato nell’Eurozona accresce le aspettative di un intervento della BCE anche se si teme che una stretta troppo forte possa portare a una recessione. La moneta unica passa di mano a 1,0713 dollari e migliora rispetto allo yen a 138,72 yen. Dollaro/yen a 129,51.

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