Ligabue e i suoi fan sono “abbastanza vivi”

Di sicuro ci sono stati (pochi) anni in cui Ligabue non si esibiva per un numero impressionante di persone. Ma è difficile ricordarli. In ambito musicale ci siamo abituati a questi assembramenti di 100.000 persone (per l’esattezza 103.006 paganti): non sono più sorprendenti.

Eppure molti aspetti del concerto di autocelebrazione “30 anni in un giorno” con cui ha inaugurato l’Arena RCF – riqualificazione di Campovolo – sono sorprendenti. Ancor più dei duetti con gli ospiti d’onore – in ordine alfabetico: Loredana Bertè, Francesco De Gregori, Elisa, Eugenio Finardi, Gazzelle, Mauro Pagani – e la presenza dei musicisti che hanno condiviso con lui gli ultimi 30 anni: 1) Gruppo 2) The Band e 3) The ClanDestino (chissà cosa aveva causato questo salto di originalità nella scelta del nome).

Ed è sorprendente la convincente sicurezza con cui, senza alcun tangibile dovere pagato ai due anni e mezzo trascorsi fuori dal palco, ha interpretato i 31 brani delle tre ore di concerto, gestendo con naturalezza le ondate emotive della serata. Sì, è sorprendente, perché diamine, Luciano Ligabue non è nato showman, non ha avuto il piacere naturale con cui sono nati la maggior parte dei grandi animali dei grandi palchi. Ci ha lavorato con una dedizione e una convinzione che hanno anche messo un certo stupore. Rimase se stesso, con i suoi limiti personali, ma trovò il modo di raggiungere un numero impressionante di persone. Da cui arriva un’altra sorpresa, forse la più inaspettata da parte dello scrittore, che ha dovuto buttare via un bel mucchio di cliché preparati prima di arrivare a Reggio Emilia.

Mettiamola così: i tifosi di Luciano Ligabue gli somigliano. Ma non per data di nascita. Almeno, non gli imputati da $ 100.000 alla RFC Arena. I grizzolati ovviamente ci sono ma li si nota più che in altri concerti, perché non sono la componente principale. Molti dei partecipanti hanno tra i 25 ei 35 anni, e infatti il ​​titolo del concerto “30 anni in un giorno” sembra assumere un significato imprevedibile. Ma i tentativi di svolgere una diligente indagine sul campo per capire cosa ci fanno qui pur appartenendo a una generazione completamente diversa vengono rimbalzati come se rispondesse lo stesso Ligabue, forse quello del 1990, che pubblicò il suo primo album all’età di 30 anni : un esordiente già maturo, con la sua esperienza da condividere.

Può darsi che questa sia la base di questa (sorprendente) sintonia con quella fascia d’età, forse non proprio nelle metropoli urbane che oggi monopolizzano la musica italiana, ma nel più che rilevante resto della nazione, quella il cui disagio è considerato uncool . Comunque sia, la maggior parte dei tentativi di questo corrispondente di indagare le storie degli spettatori sul prato sono stati accolti da un’impazienza serafica, ligabovica nei confronti del giornalista. Un atteggiamento che forse strapperebbe un sorriso divertito al rocker di Correggio (e normalmente anche al giornalista, se la cosa fosse accaduta a un suo collega al posto suo). Per capirlo, ecco un esempio di conversazioni: se qualcuno è interessato a verificarne la veridicità, si affretti, perché per ragioni che emergeranno, verranno rapidamente distrutte.

Giornalista vs giovane donna con accento emiliano. «Ciao. Posso chiederti come hai iniziato a seguire Ligabue?». «No. Voglio dire, puoi. Ma non voglio rispondere. Cioè, senza offesa. Ma sono affari miei. “

Giornalista contro un’altra giovane donna con accento lombardo e bikini rossonero. “Sto scrivendo un articolo per Rolling Stone. Posso chiederti se hai già visto i concerti di Ligabue? ». “Sì”. “Sì posso chiedertelo, o sì l’hai già visto?”. “No”. “Ti sto disturbando?”. «No, sei gentile, basta. Sono io che non sono interessante». “Ah… Scusa la domanda, ma è un’opinione certificata di chi esce con te o è una specie di tuo progetto che realizzi?”. “Sei divertente, eh. Posso chiamare un mio amico? ». “Ottimo – ma stai rispondendo alle domande?”

Giornalista vs amico della giovane donna in bikini. “Mi daresti una mano per un articolo?” “Ti pagano, dovresti farlo da solo.” “Ma mi pagano anche per descrivere i fan di Ligabue”. “Allora cerca i fan di Ligabue.” “Non sei?”. “Sono qui per vedere il concerto.” “Di Ligabue”. “Sì, mi piace molto e voglio vedere il suo concerto”. «Ok, credo di aver letto. Bene. Che ne dici, secondo te se faccio una domanda a quel ragazzo in maglietta con la scritta “È venerdì, non rompermi i coglioni” mi dà risposte lineari? ” “Con quella maglietta? Tu che ne dici?”. “Hai ragione, li sto cercando.” “Quello, quello!” Vai a intervistare il ragazzo laggiù, quello con il cartello “W la figa”. ‘ “Va bene se gli dico che mi mandi?” “Ahaha, sei gentile.” “Piacevole??”. “Dovresti essere uno YouTuber.” “Uh, che brutto. Va bene, è stato un piacere, grazie » .

Giornalista vs giovane con bandana giallorossa con la scritta LIGA (origine incerta, forse milanese). «Ciao, posso chiederti quanti concerti di Ligabue hai visto?». “Non rilascio dichiarazioni” (risate di amici seduti nelle vicinanze). “Qualcuno che fa dichiarazioni?” Amico del giovane con la bandana: «Sì, voglio mandare un messaggio alla mia ragazza che mi porta che sono al concerto di Ligabue».

Giornalista vs amico del giovane con la bandana. “Perché la guida? Cosa ascolti? ». “Gue Pequeno”. “Hai provato a farla venire?” “Sì, ma con tutte le fighe qua fuori, è meglio che non vieni – aspetta, dove hai intenzione di mettere quel video? Non mi hai chiesto il permesso per farlo. ‘ “In effetti, non lo pubblico, è solo per trascrivere ciò che la gente dice.” “Ti farò causa”. ” Ma per cosa?”. “Molestie. Stai molestando la mia storia d’amore. ” “Hai detto che volevi mandare un messaggio.” “Sì, ma anonimo.” “Lo è: non mi hai detto il tuo nome.” “Mario. Ora che lo sai, devo ucciderti. ‘ “Mi arrendo: vado”. “No, troppo comodo. Adesso devi trovarmi una ragazza».

La cosa affascinante è che, proprio come Ligabue, praticamente tutti gli intervistati ridono poco, anche quando la conversazione prende una piega farsesca. Quando invece alle 21 entra in scena il festeggiato, i volti dei presenti si accendono di evidente gioia. Eppure, mai scomposto. Il suo sembrerebbe un fandom unico: numerosissimi anche se selezionati con cura, tra piccole stelle senza cielo e sognatori del rock’n’roll. Anche quando ballano sul mondo, non vogliono distruggerlo – dopotutto dove ballerebbero? Quando tutti gridano “Sono abbastanza vivo”, i grandi schermi li inquadrano e la loro emozione è ben visibile; tuttavia non è estatica, un po’ come se avessero imparato dalla vita a non sopravvalutare la felicità. Quando urlano al cielo, il loro non è un urlo rancoroso, sembra più un gigantesco “Va bene, cara, grazie comunque”. In sintonia con quello che Ligabue ha definito in conferenza stampa “un sentimento di fortissima gratitudine per chi mi ha permesso di vivere fino ad ora questa vita”. Non è un caso che il concerto inizi con Non scambierei questa vita con nessun altro. “E’ l’ultimo uscito, è nato dopo la stesura del mio ultimo libro, in cui ho srotolato tutti i ricordi della mia vita che sentivo significativi”.

Sarà stata l’autoindagine (anche se onestamente eravamo convinti che ne avesse già fatto molto, tra canzoni, libri e cinema, si vede che gli autoesami non finiscono mai) ma prima di salire sull’immenso, nuovo palcoscenico della RFC Arena, sì, era affabile e rilassato. Come se il tuffo nel primo raduno oceanico dopo due anni e mezzo di lockdown non lo disturbasse per niente. Se così fosse, potremmo anche trovarci di fronte a un’ulteriore sorpresa: Ligabue che fa pace con alcuni difetti personali che ha faticato a far fronte. Anche guardando il concerto e confrontandolo con quelli visti in passato, MiticoLiga non è mai sembrato così in pace con il suo lavoro, con i suoi successi e anche con chi non lo ama o a cui è capitato di rivederlo a randellate (o forse invece finge, e aspetta solo il momento per restituirli). “Con l’ispessimento delle arterie mi sento sempre più sentimentale”, dice in conferenza stampa, e quasi (QUASI) sorride. Poi filosofeggia: «A volte ci si lascia convincere che ci sono modelli di vita perfetta, ma nessuna vita è perfetta. E sono felice di essere arrivato di recente a questa conclusione».

Uno degli aspetti più eclatanti della nuova arena campovolica, che tra pochi giorni ospiterà le sette dive Italiani insieme per l’evento “Una. Nessuno. Centomila”, è l’inclinazione di cinque gradi ottenuta, ci viene detto, con 12 tonnellate di terra in più. Una leggera pendenza che permette alle ultime file di vedere meglio il palco, ma anche a chi è sul palco di vedere che ci sono i volti, c’è vita anche lì. La distanza con il pubblico, per quanto immensa, sembra ridursi. Difficile dire se questo le dia un contributo, ma a sorpresa, la sera stessa in cui Ligabue si festeggia, non sembra affatto una rock star: il suo viso, ingrandito dai maxischermi, non sembra così di un eroe. Alla fine, è uno che voleva dire delle cose e ha trovato molte persone che volevano ascoltarlo. E come questo articolo nel suo piccolo ha tentato di sottolineare, non sono le persone che ascolterebbero nessuno.

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