Lotta all’evasione con data crossing, l’obiettivo del Pnrr è appeso al sì del Garante Privacy: 30 giorni per il via libera al decreto

Il delega fiscale e il disegno di legge sulla concorrenza sono stati scrupolosamente sbloccati, rimandando i temi più divisivi. Ora sul percorso del Ministero dell’Economia per l’attuazione gli obiettivi fissati da Piano di recupero resta un grosso ostacolo. La posta in gioco è lo sviluppo di un sistema finalmente efficace per ridurre ilevasione delle tasseche tra tasse e contributi sottrae dalla borsa pubblica cento miliardi all’anno. La ricetta è quella di cui si parla da anni: utilizzare le banche dati a disposizione delAgenzia di Entra identificare i contribuenti che possiedono o spendono troppo rispetto a quanto dichiarano e devono quindi essere soggetti controlli o invitato a conformarsi. L’ostacolo? Al netto dell’ovvio interesse pubblico della lotta per l’evasione (anche sanzionato dalla legge), occorre tener conto della tutela dei privacy. Adesso, invece, in via XX Settembre si spera che da Garante per la protezione dei dati personali presto arriverà il semaforo verde definitivo decreto attuativo necessario per rispettare gli impegni con Bruxelles.

Entro la fine di giugno il governo, secondo il traguardo 103 inserito nel cronoprogramma del PNR, deve completare il cosiddetto “pseudonimizzazione” alcuni dati. Si tratta di garantire che l’interessato non sia direttamente identificabile: solo le posizioni rischiose verrebbero poi segnalate fuori dall’anonimato per avviare le verifiche. È un passaggio indispensabile perché si entra e si Guardia di Finanza può iniziare a condurre aanalisi massiccia delle informazioni contenute nelArchivio dei rapporti finanziari (saldo dei conti correnti di inizio e fine anno, movimenti, giacenza media) e altre banche dati su investimenti, immobili e altri beni nel rispetto della normativa sulla privacy. Facile a dirsi, ma l’operazione è stata già previsto nel Legge di bilancio per il 2020 e il due anni e mezzo di distanza – tra cambi di governo, ritardi nella messa a punto del testo e resistenza del precedente Garante – è ancora in gioco.

Nel dicembre 2021 l’autorità ha ha espresso parere favorevole sulla prima versione del provvedimento attuativo tuttavia, sottoponendolo a diverse condizioni. Nel corso dei successivi colloqui con il Tesoro, a cura degli uffici tecnici di dipartimento delle realtà pubbliche tra l’altro, la richiesta di contattare tutto (milioni di) contribuenti per chi sarà coinvolto nell’attività di analisi del rischio avvertirli il trattamento dei dati contenuti nell’Archivio dei rendiconti finanziari e la possibilità di richiedere un account. Una possibilità che era prevista dal decreto solo per chi, risultando ad alto rischio, finirà nel cosiddetto “dataset di controllo” e riceverà quindi un lettera di conformità in cui si chiede conto delle discrepanze riscontrate. Estendilo a tutti secondo Mef sarebbe stato proibitivo dal punto di vista delle formalità burocratiche. È indice di un eccesso di formalismo, considerando che le attività di prevenzione e contrasto all’evasione fiscale sono stati inseriti nel Codice della privacy tra gli obiettivi di rilevante interesse pubblico che giustificano alcune limitazioni al diritto dell’individuo alla protezione dei dati.

Dopo mesi di trattative, nelle ultime settimane è stata raggiunta una soluzione di mediazione proposta dall’Agenzia. L’ultima parola appartiene al Collegio del Garante presieduto da Pasquale Stanzione, chiamato ad esprimersi da vicino ritenendo che questo “obiettivo” del PNR dovrà essere superato entro il 30 giugno. Al di là degli impegni presi con Bruxelles, la transizione è fondamentale perché si utilizzano le più avanzate tecniche di analisi dei dati – insieme a altre misure la cui attuazione, tuttavia, è molto più in bilico – potrebbe segnarne uno secondo gli esperti punto di svolta nella lotta all’evasione fiscale omessa fatturazione: quello che si ottiene con il consenso tra due operatori economici o tra venditore e acquirente. Si tratta di tutti i casi in cui la fattura non viene emessa, solitamente in cambio di un corrispondente “sconto”. È ovvio che in questi casi non c’è fatturazione elettronica che ci vuole. Ma ricostruendo i flussi di reddito, consumi e risparmio, l’Agenzia delle Entrate e le Fiamme Gialle potranno facilmente individuare chi ha accumulato troppo rispetto a quanto dichiarato e attivare la macchina investigativa.

Aggiornamento alle 18:46 del 1 giugno
Via Twitter gli uffici del Garante scrivono di non aver»non ha mai formulato la richiesta di contattare tutti i contribuenti italiani per avvisarli del trattamento dei propri dati personali “ma” ha chiesto solo di individuare ipotesi e tempistiche affinché il diritto di accesso ai dataset di controllo e analisi potesse verificarsi anche per coloro che non erano stati destinatari di comunicazioni dell’AdE”.

Chiara Brusini risponde:
La replica del Garante conferma quanto riportato nel pezzo: è stato chiesto di avvertire del trattamento dei dati, garantendo il diritto di accesso, anche a tutti i contribuenti rispetto ai quali non emergerà alcuna anomalia e che di conseguenza non saranno destinatari di alcun invito a regolarizzazione o provvedimento fiscale.

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