Perché Sheryl Sandberg ha lasciato Meta? – Corriere.it

da Davide Casati e Martina Pennisi

Il numero 2 di Mark Zuckerberg, con un post su Facebook, ha annunciato le sue dimissioni dal ruolo di Chief Operating Officer il 1 giugno. Ma è stata una vera sorpresa? Quali sono le ragioni di questa scelta? E cosa potrebbe succedere adesso?

Il giorno dopo, come sempre, il giorno delle domande. Mercoledì 1 giugno, con un post su Facebook, Sheryl Sandberg ha annunciato che lascerà il suo ruolo a Meta.

Un ruolo che – va ricordato – è quasi impossibile da sopravvalutare. Nei 14 anni tra il suo ingresso a Menlo Park e il suo rilascio a novembre, Sandberg era più di un semplice direttore operativo: braccio destro del fondatore, Mark Zuckerberg, è stata lei a creare il modello di business che ha permesso a Facebook prima, ea Meta ora, di diventare uno dei più grandi colossi tecnologici del pianeta. Un modello di business che consiste principalmente nella raccolta dei dati degli utenti, nella loro profilazione sempre più accurata, e nella capacità di garantire agli investitori pubblicitari la certezza di poter arrivare ad un target ben preciso. Ecco: quel modello di business è oggi responsabile del 97% dei ricavi dell’azienda.

Ma perché, allora, Sandberg ha deciso di lasciare Meta? E cosa significa questo addio per l’azienda fondata da Zuckerberg?

La risposta ufficiale è data dalla stessa Sandberg: in un’intervista a Fortuna spiega di aver preso una decisione durante il fine settimana ed è stata motivata dall’imminente decisione della Corte Suprema sull’aborto. Il tipo di lavoro non lascia molto spazio ad altre cose nella vita. Questo è un momento importante per le donne e per me fare di più nella filantropia e con la mia fondazione, ha detto, prima di aggiungere che mi piace pensare che la mia carriera e quella di altri leader abbiano ispirato le donne. le mie figlie crescono in un mondo dove ce ne sono molte di più, al top.

Ma queste ragioni possono aver agito da catalizzatore per una situazione ormai profondamente mutata. Si compone di almeno quattro elementi, che è difficile ignorare per comprendere il contesto di questa scelta.

1. La parola mancante
Il post di Sandberg era composto da 8.467 caratteri, 1.532 parole in tutto. Manca un notabile: metaverso. Una curiosa assenza, se si pensa che, secondo il suo fondatore, il futuro dell’azienda è concentrato (tanto che Zuckerberg ha addirittura cambiato il nome dell’azienda da lui creata).

Sandberg ha parlato a lungo, nel suo post, del suo arrivo in Facebook, del suo rapporto con Zuckerberg, delle sfide affrontate e vinte, della convinzione che Meta continuerà ad avere un ruolo positivo per l’azienda: ma non è chiaro quanto sia convinta era della nuova direzione indicata dal fondatore di Meta, né se esiste una chiara strada per rendere redditizia quella che, al momento, sembra una sfida non solo complicata, ma estremamente costosa (nell’ultimo trimestre, la perdita netta per Reality Labs , sede del progetto Metaverse , ha toccato i 3 miliardi di dollari: un quinto della liquidità dell’azienda, rileva il Financial Times).

Sandberg ha anche ricordato come una delle tre promesse che Zuckerberg le aveva fatto – e che mantenne fino alla fine – fosse quella di potersi sedere fianco a fianco: ma il giornale di Wall Street notato come ultimamente abbiamo visto diverse immagini di incontri nel metaverso con Zuckerberg seduto accanto al suo capo della tecnologia, Andrea Bosworth. E l’avatar di Sandberg, a quel tavolo, non lo è mai stato.

2. Un cambio di paradigma
Quando Sandberg è entrato a far parte di Facebook, la società aveva 4 anni, $ 272 milioni di entrate, $ 56 milioni di perdite e poche centinaia di assunzioni.

L’anno scorso, le entrate sono state di $ 118 miliardi, i profitti sono stati di $ 39 miliardi, le assunzioni sono salite a 77.800 e il numero di utenti che hanno utilizzato i prodotti dell’azienda è balzato a quasi $ 3 miliardi.

Tutto questo è stato reso possibile – come dicevamo – dalla pubblicità.

Ma quel mondo – in qualche modo – sta per cambiare: meglio, lo sta già facendo, e in fretta, come dimostra il fatto che le azioni della società hanno perso più del 40 per cento del loro valore dall’inizio dell’anno.

Il problema, per Meta, è duplice. Da un lato, i legislatori – in primis l’UE con la legge sui servizi digitali – si stanno preparando a limitare le possibilità di utilizzo dei dati per profilare gli utenti.

I colossi del web, invece, cercano di anticiparli, realizzando strumenti più rispettosi della privacy ma in grado di soddisfare gli inserzionisti.

Mela ha cambiato le regole di raccolta dei dati sul proprio sistema operativo, bruciando decine di miliardi di dollari proprio a Meta: e dalla sua parte c’è il fatto che tutto non intacca il suo core business, che non si basa sulla pubblicità. Google sta lavorando all’eliminazione dei cookie di terze parti (gli elementi che danno informazioni sulla nostra navigazione) dal browser Chrome.

E la stessa Meta sta per modificare la propria privacy policy, promettendo (almeno per Facebook, Messenger, Instagram, con la notevole eccezione di Whatsapp) di non raccogliere, categorizzare o utilizzare i dati degli utenti in modo nuovo: il tutto mentre altri competitor ( come Tic toc) diventano sempre più ingombranti.

In breve: il campo di forza sta cambiando. E Wall Street stessa ne fornisce, per Meta, uno crescita dei ricavi pubblicitari di solo il 6 per centoquest’anno, a fronte di una media di +44 per cento negli ultimi 10 anni. Se il modello a cui Sandberg ha legato il suo impegno sta cambiando radicalmente e in direzioni che non potrebbero convincerla, il suo COO potrebbe aver pensato che fosse giunto il momento per lei di lasciarla.

3 Le ricadute degli scandali

Il mio ruolo in Meta non era uno dei più gestibili che tu possa immaginare, ha detto a Bloomberg Sandberg. Un messaggio preciso, con almeno un paio di varianti.

La prima è legata a un ambito – quello personale – a cui la stessa manager ha fatto riferimento nel suo post: Sandberg ha annunciato, per l’estate, il suo matrimonio con Tom Bernthalincontrata dopo la morte improvvisa del suo secondo marito, Dave Goldberg; il desiderio di puntare sul ruolo di madre di una famiglia allargata che conterrà 5 figli; e quello di dedicarsi maggiormente alla sua fondazione e alla sua opera filantropica, che per me è più importante di quanto non sia mai stato dato il momento critico che stiamo vivendo, per le donne.

Ma il secondo ha a che fare con ciò che Sandberg ha fatto negli anni. All’inizio della loro avventura, mentre Zuckerberg definiva come muoversi velocemente, spezzare le cose la sua filosofia aziendale, Coo veniva definito l’adulto nella stanza: il manager esperto, competente, credibile, capace di garantire credibilità a un’azienda con un futuro ancora da scrivere, fuori dalla Silicon Valley.

Sandberg aveva rapporti con manager, politici e con l’opinione pubblica. Ed è proprio su questa linea che si è creata la grande frattura che ha caratterizzato gli anni di Sandberg a Meta.

Dal suo arrivo, e fino al 2015, Sandberg ha infatti dato forma alla fase di maggior espansione, e di maggior entusiasmo, dell’azienda.

Dal 2015 – anno della morte improvvisa del secondo marito – tutto è cambiato: il suo ritorno in azienda, dopo una pausa, ha coinciso con l’elezione di briscola, e l’inizio di una catena ininterrotta di scandali e critiche a Facebook. Da Cambridge Analytica ai File Facebook dello scorso anno, la gestione delle pratiche antitrust e quella della privacy degli utenti, l’aggressività di un modello di business costruito su profilazione e viralitàl’incapacità di trovare un equilibrio definitivo e convincente tra la libertà di espressione e l’esigenza di moderazione dei contenuti hanno rappresentato fianchi sempre più scoperti: e Sandberg è stato, per anni, al centro di una scena calda.

Nel futuro di Sandberg, secondo molti osservatori, potrebbe esserci un ruolo di leadership in un’altra grande azienda – o anche politica. Ma prima di partire, qualunque fosse la direzione, per Sandberg era necessario ipotizzare un periodo di distacco, distanziare la propria immagine da quella, ormai tutt’altro che immacolata, dell’azienda che ha contribuito a farla grande.

4. Un ruolo decrescente

Nel suo ruolo, Sandberg deve fare i conti quotidianamente con cifre, dati, numeri. Non poteva sottrarsi a uno di essi: quello relativo al numero dei dipendenti a diretto riporto di lui. Lo ha mostrato il Wall Street Journal dell’anno scorso come la percentuale di dipendenti sotto la diretta responsabilità di Sandberg fosse in continua diminuzione, mentre altri manager – e in particolare il Chief Growth Officer, Javier Olivanche assumerà anche il ruolo di Kos – hanno visto il loro potere espandersi.

Naturalmente, le responsabilità di Sandberg sono rimaste enormi. Ma come due cronisti del New York Times , Sheera Frenkel e Cecilia Kang, su Facebook. L’inchiesta finale (Einaudi 2021), per molti dei vertici dell’azienda, la sensazione ora che non ci siano più un numero uno e un numero due, ma un numero uno e tanti altri.

La prima stella nascente è quella di Olivaprecisamente: Spagnolo, 44 ​​anni, in azienda da 15 annia, mente dell’acquisizione di Whatsapp, il suo dominio coprirà pubblicità, prodotti aziendali, analisi, marketing, infrastruttura, crescita, analisi, marketing.

Poi Chris Coxa capo dei prodotti, Andrea Bosworthresponsabile della tecnologia, es Nick Clegg, recentemente è diventato presidente degli affari globali e delle comunicazioni per Facebook. Ex vice primo ministro britannico, assunto per essere il ministro degli Esteri di Facebook, ha nel tempo guadagnato sempre più terreno nelle gerarchie interne.

la fine di un eraZuckerberg ha osservato, il 1 giugno, commentando le dimissioni di Sandberg.

E l’inizio di un altro, ancora da scrivere.

2 giugno 2022 (modifica 2 giugno 2022 | 20:57)

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