Victor Kharitonin, l’oligarca amico di Putin e gli intrighi con gli architetti milanesi – Corriere.it

da Andrea Galli

La Russia ha invaso l’Ucraina per otto giorni quando l’unica compagnia italiana riconducibile all’oligarca kazako Viktor Kharitonin, amico dell’altro miliardario Roman Abramovic (insieme al “cerchio magico” di Putin) passa di mano

Le 14.40 ultime Venerdì 4 marzo. L’ufficio di un notaio di Treviglio, in provincia di Bergamo. La Russia ha invaso l’Ucraina per otto giorni quando l’unica compagnia italiana (almeno ufficialmente) attribuibile all’oligarca kazako Viktor Kharitonin, amico dell’altro miliardario Roman Abramovic (insieme classificato dagli Usa come pezzi diriment della Il “cerchio magico” di Putin già nel 2018), passa di mano. Dal notaio, come da atto acquisito da Corriere, lo storico podere “Monzio Compagnoni” di Adro, Brescia, viene salvato da uno studio milanese di architettura e ingegneria in zona Via Santa Sofia: l’introduzione di un milione di euro nelle casse aziendali permette di coprire, anticipando denaro per ulteriori investimento, il buco mezzo milione. Nella sede di Treviglio, Kharitonin è collegato tramite audioconferenza. L’incontro procede senza intoppi. Nessuno ha obiezioni a cominciare dal socio dell’oligarca della «Monzio Compagnoni», azienda vinicola della Franciacorta, ovvero Andrey Toporov, peraltro già con i suoi guai per un’altra storia; nessuno solleva obiezioni quando ci sono già delle anomalie per guardare le coordinate di base.

La lettera agli azionisti

Il gruppo di architetti e ingegneri fa capo a un italiano di 40 anni. Ebbene, mettendo in discussione l’identità di questa donna, che abita a trenta chilometri da Milano, emerge un episodio datato ottobre 2018 e relativo ad un assegno irregolare di 5.472 euro. Non è noto se sia stato un errore di distrazione, forse in una brutta giornata stressante, o un atto deliberato; ma quell’episodio resta “bloccato” nelle banche dati nazionali che includono chi fa affari in Italia, segnando di fatto il proprio status. Ora, una premessa necessaria: nessuno dei protagonisti è attualmente gravato da provvedimenti giudiziari di alcun genere, essendo la nostra una semplice narrazione di fatti (provati). Di conseguenza ognuno può porsi le domande che vuole (ed eventualmente anche gli organi inquirenti possono esercitare l’opzione). Procediamo. C’è una domanda quasi fisiologica. Anzi due.

Il vino

Il primo: perché uno studio di architetti e ingegneri cambia radicalmente il settore depositando cospicui soldi in una cantina gravato inoltre da una significativa passività? Risposta: le strade degli affari sono infinite, forse i professionisti di Santa Sofia hanno intravisto opportunità nel medio termine che sfuggono agli occhi dei comuni mortali. Seconda domanda: è possibile che un uomo esperto quale Kharitonin, proprietario di una potente azienda farmaceutica tedesca, ex salvatore della società che controlla il circuito di Formula 1 del Nürburgring sempre in Germania (nazione dove l’oligarca gode di enormi crediti), in grado di trasferire basi legali a Cipro (nello specifico, come emerge da un documento americano, l'”Augment Investment” nella città di Limassol), non ha voluto informare e, forse avendo ottenuto la notizia, non ha posto il veto? A meno che, visto il pericolo di sanzioni contro gli oligarchi, non fosse interessato ad andarsene, pur ricordando che detiene ancora partecipazioni nel «Monzio Compagnoni». Insieme al citato Toporov, che, in una comunicazione a tutti i soci prima dell’assemblea del notaio di Treviglio del 4 marzo, aveva scritto: «…proprio per continuare il processo di riorganizzazione aziendale e raggiungere obiettivi di crescita. .. servono altre nuove risorse finanziarie…».

il processo

Come ricostruito due mesi fa sul Corriere da Andrea Priante, Toporov è stato incriminato con l’accusa di abusi edilizi legati alla demolizione dell'”Hotel Ampezzo”, nel centro di Cortina, in quella zona centrale per le Olimpiadi Invernali 2026 organizzate insieme a Milano. Secondo la tesi dei magistrati, i lavori (comunque autorizzati) avrebbero dovuto comportare una ristrutturazione senza demolizione quando sarebbe successo l’esatto contrario. Il 50enne Toporov, che si giura innocente, presiede Lajadira, l’azienda proprietaria dell’omonimo hotel d’élite, sempre a Cortina; nella sua carta d’identità, la “Lajadira” si riferisce come una filiale di una società lussemburghese sulla quale, come al solito, è difficile reperire anche la minima informazione. In aiuto di Toporov, cioè ai vertici dell’azienda, c’è la signora Irina, che vive a Pordenone e risulta essere la moglie 48enne di Kharitonin. Tornato in Toporov, nel 2015 è stato coinvolto dalla famiglia Benetton dopo aver voluto eliminare un filare di abeti intorno all’hotel «Lajadira». La mossa scatenò la furia civica di Gilberto Benetton.

Affari immobiliari

Se la geografia italiana di Viktor Kharitonin è (sarebbe) limitato esclusivamente alla cantina Franciacorta, Toporov ci porta, tra le tante, in un’azienda nei pressi di Piazza del Duomo e specializzata in attività immobiliari. Un’azienda sfortunata: nell’ultimo bilancio depositato c’è un buco vicino al milione e mezzo di euro. Un periodo di passività, per Toporov, che, nella lettera ai soci di “Monzio Compagnoni”, aveva correlato le perdite alla morte nel 2020 del 54enne Marcello Monzio Compagnoni, stimato fondatore dell’azienda.

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5 giugno 2022 (modifica 5 giugno 2022 | 10:47)

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